Pasqua
Tra ginestre, lombrichi ed acquazzoni
carne di capra e Radio Vaticana
ritorna Pasqua, per cattivi e buoni
e tutti in coda il fine settimana
per inghiottire in abiti festivi
il prosciuttino e il misto giardiniera
litigando per futili motivi
col cognato piombato da Matera
Poi pace, incombe il piatto Marinara
e gli scampi che han fatto il Sessantotto
Il nonno si strafá di Gattinara
e i piccini si tirano il risotto
il babbo suda e gli s’incrina l’occhio
sulla pupona in tuta da centauro
E le nonne discuton di malocchio
divorando carré di dinosauro
Grappini, Montenegro e Amaro Averna
esasperano accenti regionali
escon ragionamenti da caverna
e i cuccioli fan giochi primordiali
La zia carmelitana con i baffi
si macchia il petto con il tiramisú
e le mamme promettono gli schiaffi
masticando cosciotti di zebú
ma celano un segreto pizzicore
per il Vichingo, bello ed animale
biondo e selvaggio, Tuborg e sudore
fame da viaggio ed inguine brutale…
Poi gli uomini s’incrociano alle bocce
e le femmine in gruppo ai gabinetti
e sui menti ristagnano le gocce
di caffé e condimenti di spaghetti.
Poi Pasqua si riavvolge su se stessa
nella cassa elettronica e fiscale
mentre con un coraggio da leonessa
qualcuna riprenota per Natale
E Pasqua é una campana della sera
quasi la Primavera del Leopardi
un rigurgito d’aglio, una preghiera
che l’assegno del conto arrivi tardi.



