INSIEME ROBY FACCHINETTI & RICCARDO FOGLI - Roby Facchinetti

INSIEME ROBY FACCHINETTI & RICCARDO FOGLI

Insieme

INSIEME ROBY FACCHINETTI & RICCARDO FOGLI

INSIEME – STORIA E TESTI DEI BRANI

Strade (R. Facchinetti - V. Negrini)

ROBY E RICCARDO: “Strade” è il biglietto da visita del nostro progetto perché sintetizza molto bene il lavoro fatto in questi mesi per ottenere un sound in grado di tenere insieme energia e sensibilità, modernità e melodia, adattandosi a una scrittura destinata ad interpretazioni
d’autore da parte di due vocalità particolari, in grado di amalgamarsi dentro un unico, inedito colore sonoro. “Strade” è poi uno dei quattro brani che godono degli ultimi testi regalati a Roby da Valerio Negrini prima di lasciarci: Valerio qui aveva scritto delle strade della vita, quelle che ci permettono di incontrare persone ed emozioni sempre diverse, quelle che per noi due si sono intrecciate a lungo, poi hanno seguito direzioni parallele, infine sono tornate a sovrapporsi in maniera meravigliosa. E non sapendo che “Strade” è di Valerio, si potrebbe crederla scritta apposta negli ultimi tempi per sottolineare la forza umana del nostro progetto; ma del resto crediamo che se Valerio fosse ancora qui, sicuramente per noi due “Strade” l’avrebbe scritta oggi. Perché, come dice la canzone in uno dei suoi passaggi poetici più emozionanti, “alla Negrini”, “Dalle stelle ci osservano forse più di noi”. Dalle stelle, sì: compresa quella su cui oggi abita il nostro poeta.

STRADE
Tutti siam compagni di strada
non serve che il tuo cielo sia il mio
potrei sfiorarti sempre, non incontrarti mai
e ognuno ha nelle scarpe il suo Dio
la vita ci scatena in avanti
su un traffico di sogni e bugie
su vie di amori grandi, follie senza perdono
atlanti per scappare lontano
tienti forte al tuo cuore e vai
ne sa più di te
siamo compagni di strada, forse amici mai
ma è così lungo il cammino, che non si sa mai
e se ti perdi fermati, resta lì dove sei
io ti troverò
tutti siam compagni di strada
su svincoli di chiodi e armonie
per trasformare il mondo, per gettare un seme
alziamo un po’ di polvere insieme
dalle stelle ci osservano
forse più di noi
siamo compagni, siamo compagni di strada
che vogliamo o no
che ci si tenga per mano
o se chi sei non so
ma se ti perdi fermati, resta lì dove sei
io ti troverò
su vie di umanità, violenza o santità
su percorsi d’amore
strade di libertà, o di diversità
strade che non sai mai dove arriverai
siamo compagni di strada
siamo compagni di strada

PER SALVARTI BASTA UN AMICO (R. Facchinetti - A. Bonomo)

RICCARDO: Inizialmente questo brano, ricco di ritmica e chitarre, volevamo intitolarlo “Nati dallo stesso grido” da uno dei passaggi centrali del bel testo di Andrea Bonomo, che ha saputo cogliere al meglio quanto questo nostro lavoro non potesse nascere senza un’amicizia importante, figlia di un’enorme somiglianza interiore fra me e Roby. In un secondo tempo però abbiamo preferito rendere evidente il concetto dell’amicizia sin dal titolo della canzone, sperando che così esso possa arrivare più facilmente a tutti, soprattutto ai più giovani: perché nella vita bisogna sempre avere l’umiltà di ascoltare i veri amici. Sono gli unici che possono aiutarci davvero, anche quando falliscono la società, la scuola, magari anche la famiglia. Io e Roby abbiamo fatto un cammino fortunato, ma abbiamo anche lavorato duro per arrivare sino a qui: e l’abbiamo imparato sulla nostra pelle, quanto sia importante e bello poter contare sull’amicizia. Ci piaceva cantarlo, anche: orgogliosamente, e nel modo musicalmente più incisivo possibile.

PER SALVARTI BASTA UN AMICO
Quante strade hai negli occhi, quanti alberghi e ferrovie
come certe lacrime, che sembrano le tue
ti ricordi quei ragazzi, era un po’ di tempo fa
e la raccontiamo ora, la nostra verità
per salvarti basta un amico
non importa dove si va
quanti pugni sulle porte, notti in mezzo a tre corsie
con il cuore identico, le facce di altri due
siamo stati dei bambini, padri amanti e zingari
siamo stati chi eravamo, ma torniamo qui
per salvarti basta un amico
non importa dove si va
nati dallo stesso grido
di chi non ha smesso mai
sotto un cielo ancora vivo
che somiglia sempre a noi
siamo quelli che a metà della salita
sono a pezzi e vanno avanti ancora un po’
fino all’ultimo
quante strade in questi occhi, quanta gente non c’è più
ma ho gli stessi lividi, che hai nascosto tu
e ora dimmi degli errori, che hai commesso e rifarai
hai imparato a ridere, ma questo siamo noi
per salvarti basta un amico
non importa dove si va
nati dallo stesso grido
di chi non ha smesso mai
sotto un cielo ancora vivo
che somiglia sempre a noi
siamo quelli che a metà della salita
sono a pezzi e vanno avanti ancora un po’
fino all’ultimo
nati dallo stesso grido
di chi non ha smesso mai
sotto un cielo ancora vivo
che somiglia sempre a noi
per salvarti basta un amico

LE DONNE CI CONOSCONO (R. Facchinetti - V. Negrini)

ROBY: Anche questo è un brano firmato Negrini, e devo dire che anche qui Valerio si è superato, nello specifico confermandosi autore capace come nessuno di tratteggiare in profondità l’universo femminile. Ne “Le donne ci conoscono” credo addirittura che Valerio abbia scritto la più completa dedica che un uomo possa fare a una donna, da lui definita come colei che ha inventato l’amore e via via svelata nella sua superiorità rispetto a noi uomini: a livello emotivo, per coraggio nell’affrontare la vita, per sincerità nel viverla. Diego Calvetti ha poi svolto un pregevole lavoro di arrangiamento, riuscendo a dare a questa ballad una dinamicità necessaria a colpire l’ascolto. Non è facile riuscire in questo, però “Le donne ci conoscono” alla fine ci riesce: fra chitarre solide, tastiere limpide e grande lavoro sui dettagli degli strumenti e sul suono delle nostre voci unite. Permettendoci di proporre nel miglior modo possibile la poesia di Valerio, come ennesimo omaggio suo e nostro alla figura femminile.

LE DONNE CI CONOSCONO
Sei la donna che mai più cambierei al mondo
sai cosa mi fa bene, perdoni le mie Lune
devo amarti un po’ di più, ogni secondo
le donne nella vita, ci staccano in salita
sembri fragile e leggera, e invece no
non ti fai spogliare mai, completamente
sai cadere in piedi, molto più di me
c’è una legge che non può, essere cambiata
noi siamo il foglio bianco, le donne la matita
san benissimo chi è principe o buffone
le donne sono il vento, noi solo l’aquilone
noi frulliamo il tempo e lo mandiamo giù
per le donne il tempo va più dolcemente
se lo fanno amico, molto più di noi
le donne ci conoscono, sanno cosa siamo e cosa no
le donne se ci lasciano, è per sempre non soltanto per un po’
e non c’è niente da fare, da che mondo è mondo è lì che si nasce
e a volte si muore
le donne si confessano agli specchi
si scambiano incertezze, guardandosi negli occhi
se per noi la strada è sempre solo quella
la donna ha mille strade e segue la sua stella
e ci insegnano la vita, e scoprirai
che la loro marcia in più è semplicemente
che per loro il sogno, non finisce mai
le donne ci conoscono, vedono anche al buio le bugie
le donne ci nascondono le loro più segrete fantasie
l’uomo è il Re, il cacciatore
ma le donne hanno inventato l’amore, inventato l’amore
e non c’è niente da fare, da che mondo è mondo è lì che si nasce
e a volte si muore

IL RITORNO DELLE RONDINI (R. Facchinetti - R. Fogli)

RICCARDO: Fin dall’inizio di questo lavoro, nei giorni del nostro lungo ritiro dedicato alla prima scrematura dei brani, avevo chiesto a Roby se non avesse mica in serbo anche una bella melodia, larga, un po’ a romanza come negli episodi migliori del mio canzoniere, su cui provare a scrivere pure io qualcosa. E naturalmente, dopo qualche tempo ecco che mi fa sentire questa musica dallo sviluppo esplosivo ma non retorico: che subito ho preso per me e sulla quale ho voluto raccontare di una storia d’amore importante, con tutto il suo mistero. I protagonisti di questo amore ogni sera attendono abbracciati il momento in cui le rondini tornano verso i loro nidi, e nel loro abbraccio convivono la profondità di ciò che provano e la paura che un giorno tutto possa spegnersi, perché l’amore è fatto anche di chiaroscuri e anch’io non volevo rischiare l’ovvio. Tanto che l’immagine delle rondini l’ho presa dalla mia vita quotidiana: sulla mia piscina le rondini arrivano davvero, ogni giorno verso il tramonto, per bere un po’ prima di rientrare al nido. E a me piace stare in un angolo a contarle, godendo di quel magnifico e misterioso spettacolo della natura.

IL RITORNO DELLE RONDINI
Aspetterò il ritorno delle rondini
le conterò come un bambino i giocattoli
sono così tu non farmi male
dici sempre che mi sai aspettare
questo è il mistero che lega le anime
che nell’amore ci rende simili
non ho più tempo per sbagliare ancora
tu non mi lasciare, non lasciarmi mai
aspetterò il ritorno delle rondini
cercherò nel cielo i nostri angeli
e la stella che ti regalai
e la notte non finiva mai
oro negli occhi mi dormisti addosso
ci penso adesso lo riconosco
ho paura di finire a pezzi, senza di te, senza te
questo lo sai, certo lo sai
sei l’istante che non muore mai
la forza mia, la voce mia
ma ogni tanto dimmelo ancora
niente al mondo ci potrà cambiare
abbracciati davanti al mare
dimmi ancora che ancora e per sempre
sarai con me
aspetterò il ritorno delle rondini
e una strada che ci porti lontano
dove la pioggia non bagna gli uomini
dove possa tenerti per mano
questo è il mistero che lega le anime
che nell’amore ci rende simili
non ho più tempo per sbagliare ancora
tu non mi lasciare, non lasciarmi mai
questo lo sai, certo lo sai
sei l’istante che non muore mai
la forza mia, la voce mia
ma ogni tanto dimmelo ancora
niente al mondo ci potrà cambiare
abbracciati davanti al mare
dimmi ancora che ancora e per sempre, sarai con me
niente al mondo ci potrà cambiare
abbracciati davanti al mare
dimmi ancora che ancora e per sempre
sarai con me

NOTTE A SORPRESA (R. Facchinetti - V. Negrini)

ROBY: Dei successi dei Pooh, “Notte a sorpresa” è uno di quelli cui sono più legato. Un po’ perché nasceva per “Viva”, album del 1979 fra i più fortunati del gruppo; e un po’ perché credo abbia ancora molto da dare, perché per fortuna non è stato “saccheggiato” nel tempo pur avendo venduto tantissimo nell’LP e come singolo. Per rileggere “Notte a sorpresa” nel 2017, Marco Barusso da bravo chitarrista ha puntato su un arrangiamento energico in cui ha inserito tutte le sue chitarre: che sono tante, credetemi… Ma penso che l’intento di far emergere l’attualità del pezzo, così facendo, sia stato centrato in pieno. Chi ama i Pooh noterà infatti subito come “Notte a sorpresa” qui sposti i propri accenti dalla solarità alla grinta, verso un’aggressività rock fatta non solo di chitarre: penso proprio che spiazzerà, insomma, e sono contento che anche questa canzone si possa mostrare, come tante cose dei Pooh, senza tempo.

NOTTE A SORPRESA
Prendo la strada del centro
stasera non rientro da te, ormai
lingua di menta fra i denti
pensieri distanti da te, ormai
è dissetante gustarsi la gente
tranquillamente così.
Respirerò tutta l’aria che c’è
notte a sorpresa lontano da casa
mi prende e mi dà questa grande città
come una donna mi tenta e diventa qua e là
malinconia, poesia e fantasia
piazza spazzata dal vento
io sono contento di me, perché
vivo mi basto e mi spendo
nel mondo anche senza di te, ormai
luna sorride fra nuvole rade
traccia le strade per me
respirerò tutta l’aria che c’è
notte a sorpresa lontano da casa
mi prende e mi dà questa grande città:
come una donna mi tenta e diventa qua e là
malinconia, poesia e fantasia
qua e là, malinconia, poesia e fantasia
qua e là, malinconia, poesia e fantasia
qua e là, malinconia, poesia e fantasia
qua e là, malinconia

INSEGUENDO LA MIA VITA (R. Facchinetti - S. D’Orazio)

ROBY: È una confessione a cuore aperto, questo brano, grazie al testo-capolavoro dell’amico per sempre Stefano D’Orazio. E un po’ mi ha commosso un altro amico, che ascoltando il disco inter nos ha detto di essersi emozionato soprattutto con “Inseguendo la mia vita”, definendola un emblema della mia scrittura di melodie aperte, sviluppi di taglio colto, cantabilità orecchiabile ma non ovvia: insomma, di quel pop d’autore che provo a scrivere da sempre ed in cui qui dico anche di me, paure e pudori compresi. E senz’altro questo brano mi rappresenta molto, perché esplicitamente parla di me e del mio vissuto, della voglia di tanto in tanto di fare dei bilanci e del coraggio che ci vuole per chiedere scusa a chi si deve chiedere scusa, ammettendo gli sbagli che mi è capitato di fare. Non vorrei dire di più, in fondo questo pezzo soprattutto va ascoltato: per certi versi, mi sembra che possa stare al mio repertorio come a quello di Frank Sinatra sta “My Way”.

INSEGUENDO LA MIA VITA
È tempo di respiri
e di fermarmi un po’
la mia stella buona, mi ha riempito di fortuna
mi sta chiedendo il conto, dare avere a chi lo sa
se mi guardo bene dentro, qualche debito ce l’ho
e vi domando scusa
perché io so, il perché
amici sconosciuti, dei miei anni frettolosi
i discorsi cominciati, e lasciati lì a metà
nelle notti senza fine, di troppo tempo fa
ho fatto musica, col cuore
inseguendo la mia vita
con i miei entusiasmi da frenare
ed i vuoti che non riesco più a riempire
di chi è andato via per sempre
avrò sbagliato, forse no
ma ho vissuto inseguendo la mia vita
e a te domando scusa
amore dei miei amori
per questa leggerezza, con cui porto avanti il tempo
per la mia grande voglia, di non invecchiare mai
per le volte che hai capito, e per quello che non sai
ho perso amici e libertà, inseguendo la mia vita
con i miei difetti sciocchi e stanchi
quei capelli che non voglio veder bianchi
ringraziando sempre dio
ho preso strade contromano
inseguendo la mia vita
lacrime, silenzi e tanto amore
senza il tempo di poterti ringraziare
ma ho vissuto inseguendo la mia vita
ma ho vissuto inseguendo la mia vita

ARIANNA (R. Facchinetti - S. D’Orazio)

RICCARDO: Questo è forse il pezzo più particolare, senz’altro il più inaspettato, di “Insieme”, che a mio avviso è una prova della poliedricità compositiva di Roby. Pur essendo un tangaccio, musicalmente si rifà un poco alla tradizione partenopea, e il bravo Stefano che se n’è accorto subito ha infilato un po’ di Napoli anche nel testo, speziandolo e scanzonandolo con i ricordi d’amore di una vita passata in tournée. Chiunque faccia il nostro mestiere, trattiene infatti dentro sé tracce più o meno antiche lasciate da qualche magnifica ragazza napoletana…E allora è stato bello cantare, qui, del “troppo mare negli occhi” delle donne del Sud: di quel loro sguardo che spacca in due, obbliga a non dimenticarle, lascia il segno di un taglio profondo nel cuore e nel tempo diventa mare di lacrime del rimpianto. Io ho cantato diverse volte brani della tradizione di Napoli, e altri vorrei un giorno poterne cantare: con “Arianna” e le sue piccole parti in dialetto partenopeo, lingua della passione, un po’ torno a farlo già in questo album.

ARIANNA
Arianna
troppo mare negli occhi tuoi, eri appena donna
ma è successo una vita fa e sembrava amore
ho inventato felicità tra le braccia tue
ma era forse una scusa in più per le mie bugie
non credevo di farmi male
Arianna
inseguire la fantasia, qualche volta inganna
eri sale e curiosità ma eri troppo vera
mi dicevi non fai per me, ma che vuoi che sia
siamo anime in libertà e la vita è mia
mi ricordo le tue parole
vivimi senza rete
prenditi un po’ di me
giocare senza impegno che male c’è
e m’hai fatto impazzì
poi m’hai fatto murì
m’hai fatto impazzì, poi m’hai fatto murì
e non c’è medicina che me pò fa guarì
Arianna
sento ancora malinconia, quasi una condanna
come un tarlo che non va via e mi morde dentro
hai giocato senza barare e sei andata via
siamo anime in libertà cosa vuoi che sia
non credevo di farmi male
hai dato fuoco al fuoco, che non si è spento mai
ma se tornassi indietro lo rifarei
e m’hai fatto impazzì
poi m’hai fatto murì
m’hai fatto impazzì, poi m’hai fatto murì
e non c’è medicina che me pò fa guarì
e non c’è medicina che me pò fa guarì

PRIMA ROSA DELLA VITA (R. Facchinetti - V. Negrini)

ROBY: Chi conosce l’opera di Valerio sa che spesso, gli è capitato di riandare nei testi al suo passato, ai tempi degli slanci e di quella giovanile purezza interiore che solo lui ha saputo mettere in rima con malinconia e insieme dolcezza. “Prima rosa della vita” si inserisce in questo filone della sua scrittura, dato che vi ha voluto raccontare di un amore liceale o poco più, per una ragazza di Modena che so che non si chiamava Caterina, ma so pure che è esistita davvero. Valerio ha scritto di lei su questa mia ballad, trovandola di grande atmosfera, chiedendosi se oggi quella ragazza diventata donna saprà ancora amare come allora: però quando il suo testo si chiede dove sarà finita ora quella terra in cui amavamo senza bisogno di sovrastrutture, mi viene da rispondergli che c’è ancora. Quella terra, quel mondo, è nella musica. Cantando le parole di Valerio mi è sembrato chiaro, che non vinceva la malinconia: e che malgrado ciò che il tempo toglie, non muore mai la purezza dell’anima, non muore mai la poesia, non moriranno mai i poeti come lui.

PRIMA ROSA DELLA VITA
Caterina Caterina, prima rosa della vita
quante stelle contavamo, recitando io ti amo
mi è rimasto fisso in testa cosa ci promettevamo
ma dov’è quel mondo aperto, che in un prato sognavamo
Caterina in motorino e capelli al vento
piove ghiaccio sugli ombrelli, tu dove sei
Caterina Caterina, sotto il segno della fretta
se il futuro può cambiarci, forse è giusto dargli retta
ma pensarci mi riporta a quella notte avvelenata
sulla porta ti aspettavo ma tu invece sei sparita
Caterina senza dove, con chi e perché
fatti amare e fallo bene, anche per me
dove sarà quella terra fortunata
dove i sogni fan sognare, e la musica ci aiuta
e peschi una nuvola e voli via
dimmi che tu che scrivevi di nascosto
hai salvato i tuoi racconti, che qualcosa ti è rimasto
saggezza e follia, su e giù sopra un tram di poesia
Caterina Caterina, prima rosa della vita
io sto bene con chi sono, e ora dimmi con chi stai
è un messaggio di memoria, una storia da ragazzi
eravamo pazzi allora, o lo siamo oggi ancora
Caterina senza dove, con chi e perché
fatti amare e fallo bene, anche senza me
dove sarà quella terra fortunata
dove i sogni fan sognare, e la musica ci aiuta
e peschi una nuvola e voli via
dimmi che tu che scrivevi di nascosto
hai salvato i tuoi racconti, che qualcosa ti è rimasto
saggezza e follia, su e giù sopra un tram di poesia
su e giù sopra un tram di poesia
su e giù sopra un tram, di poesia

STORIE DI TUTTI I GIORNI (M. Fabrizio - G. Morra - R. Fogli)

RICCARDO: Beh, di questa canzone sapete molto. Ha rappresentato il mio successo solista più importante, fra la vittoria a Sanremo nell’82 e il successivo suo trionfo all’estero… L’abbiamo scelta per questo, e anche perché Roby ha sempre apprezzato lo stile di Maurizio Fabrizio; poi il Maestro Chiaravalli ne ha fatto un bellissimo arrangiamento, dando a “Storie di tutti i giorni” la possibilità di una seconda vita, moderna e graffiante. Però forse non sapete come è nato il testo, di “Storie di tutti i giorni”. Quando nell’81 con Guido Morra lo scrivemmo, eravamo un po’ arrabbiati col mondo e già pensavamo al tempo che passa e se ne va: così scrivemmo di come questo tempo può offendere e ferire, e di quanto ci si possa salvare da esso con l’amore, certo, ma anche con le idee. Cogliendo quanto di buono la vita ci offre. Nacque così, “Storie di tutti i giorni”: tra voglia di reagire e spingere alla positività e un realistico, sottinteso riferimento al fatto che siamo tutti uguali e con gli stessi problemi, in fondo. Come scriveva Totò nella sua poesia “’A livella”, che un po’ ispirò all’epoca il brano.

STORIE DI TUTTI I GIORNI
Storie come amici perduti
che cambiano strada, se li saluti
storie che non fanno rumore
come una stanza chiusa a chiave
storie di tutti i giorni
vecchi discorsi sempre da fare
storie ferme sulle panchine
in attesa di un lieto fine
storie di noi brava gente
che fa fatica, s’innamora con niente
vita di sempre, ma in mente grandi idee
un giorno in più, che se ne va
un orologio fermo da un’eternità
per tutti quelli così come noi
da sempre in corsa, sempre a metà
un giorno in più, che passa ormai
con questo amore che non è grande come vorrei
storie come amici perduti
che cambiano strada, se li saluti
storie che non fanno rumore
come una stanza chiusa a chiave
storie che non hanno futuro
come un piccolo punto su un grande muro
dove scriverci un rigo
a una donna che non c’è più
un giorno in più, che se ne va
un uomo stanco che nessuno ascolterà
per tutti quelli così come noi
senza trionfi, né grossi guai
un giorno in più, che passa ormai
con questo amore che non è bello come vorrei
storie come anelli di fumo
in un posto lontano, senza nessuno
solo una notte che non finisce mai.
un giorno in più, che se ne va
dimenticato fra i rumori di città
per tutti quelli così come noi
niente è cambiato e niente cambierà
un giorno in più, che passa ormai
con questo amore che non è forte come vorrei

IN SILENZIO (R. Facchinetti - V. Negrini)

RICCARDO: Il fatto è che questo pezzo dei Pooh, prima ancora che cantarlo nel nostro 45 giri del 1968, io l’ho visto nascere. A quei tempi ero spesso ospite a casa di Roby, per la forte amicizia già nata fra noi, specie quando non avevo soldi per tornare in Toscana col treno… Un mattino, ancora in pigiama, Roby mi disse “Senti che cosa ho scritto”, e al pianoforte attaccò “In silenzio”, che era ancora senza parole e che cantammo a lungo in uno slang bergamasco-maremmano. Dopo che Valerio scrisse un testo vero per quella melodia, la incidemmo su 45 giri assieme a “Piccola Katy”: che era il suo lato B e però in poco tempo divenne l’effettivo lato A, sopravanzandola. Io però avevo già deciso che una canzone così l’avrei cantata tutta la vita, Pooh o non Pooh: e così è stato, sino alla reunion del 2016 e a quegli emozionanti applausi ogni volta che la iniziavo. Insomma, “In silenzio” qui non poteva mancare e infatti eccola: con un nuovo, emozionante arrangiamento di Danilo Ballo che la avvolge e amplifica uscendo dal già sentito di pianoforte e archi.

IN SILENZIO
C’è, molto lontano
un mondo strano, strano e fantastico
là, non è mai sera, la primavera dura una vita
ma trovarlo non potrò, è finita
c’è il silenzio tra di noi, sì
qui, qui nel silenzio
dove nascondo l’anima mia per te
qui in un momento, si ferma il pianto, e tace il vento
perché sei andata via
in silenzio e la colpa è stata mia, sì
qui, qui nel silenzio
sto ritrovando, l’anima mia per te
qui, in un momento
si asciuga il pianto, e tace il vento
ma se il fuoco tra di noi
non si è spento
io con te ritornerò, sì con te

E VANNO VIA (R. Facchinetti - V. Negrini)

ROBY: Questo testo Valerio l’ha scritto appena pochi giorni prima della sua scomparsa. E non è facile ora cantarlo: più di quando me lo consegnò è oggi, che mi appare chiaro quanto lui avesse capito che se ne sarebbe andato presto, e quanto volesse lanciare una sorta di saluto dai versi di “E vanno via”. Sono parole preziose e dolorose, quelle che Valerio ha scritto per questa mia musica incalzante, a tratti feroce, che evidentemente trovò perfetta per parlare di sé, di quel cuore che lo stava tradendo, di quel viaggio che intuiva alle porte. Io e Riccardo abbiamo voluto che “E vanno via” rispettasse Valerio sino in fondo, rimanendo il suo ultimo saluto, e per questo l’abbiamo pensata a chiusa del disco e lavorata come fosse un muro di suono: straziato e insieme illuminato da un magnifico solo di chitarra di Stef Burns, che ha impreziosito il respiro anche strumentale del pezzo. Un brano che per molti versi è diventato anche sintesi del lungo percorso di amicizia e lavoro fatto assieme a Valerio. Da suo “fratello”, spero poi nel brano di essere riuscito col canto a dare il giusto peso alle sue parole, di essere stato capace di dar voce con la mia voce al suo grido d’addio, di aver saputo condividere con lui tutto sino in fondo: dalla disperazione al dolore, sino… all’amore. Perché è “amore”, l’ultima parola pensata da Valerio per questo brano e per me. E l’emozione è stata immensa, quando è diventata l’ultima sua parola da cantare in questo album.

E VANNO VIA
E vanno via, col tempo via
le paranoie di sembrare chi non sono e mai sarò
nello specchio dei pensieri mi vedo
corpo e anima, nudo
lampeggia al buio quella spia
che ci fa dire buonanotte senza musiche di scena
un abbraccio non è mai una catena
se ami chi ti ama
vanno via le zanzare tigre, ma l’estate non è finita
non è energia sprecata, ridipingersi la vita
non giudichi un romanzo da una pagina sgualcita
va e viene l’onda
quell’alta marea gentile e prepotente
che ci fa spiaggiare sulla sponda giusta
incerotta il mio cuore stupido e sapiente
che se crolla a pezzi poi, chi me lo aggiusta
e andranno via, col tempo via
gli amici finti per far spazio a gente vera e maltrattata
l’olimpiade degli idioti è finita
col vento vanno via
e andranno via, col tempo via
le frasi fatte per far spazio alle parole
e alle ombre che han paura del sole
col tempo andranno, via
dalle rose via le spine, e va via la parola fine
dalle storie vere, se ne va la nebbia al sole
il silenzio, ogni dolore, li mangia il mare
quell’alta marea gentile e prepotente
che ti porta a casa oltre l’orizzonte
scivolando sul ghiaccio sciolto della vita
poi non so più che dire il resto è solo amore, amore

INSIEME ROBY FACCHINETTI & RICCARDO FOGLI

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